Storia della CONNESSIONE GALANT
Il periodo in cui ho iniziato a intraprendere una ricerca sul sistema di connessione impianto-moncone, risale alla fine degli anni '90: verso la metà degli anni '90 ho iniziato a frequentare corsi di implantologia per introdurre nella mia pratica professionale questa metodica che all'epoca iniziava ad essere richiesta. Inizialmente ho cominciato con gli impianti di Muratore, in seguito con un sistema bifasico belga con monconi orientabili con il crio spray e poi sono passato ad usare gli impianti Frialit, all'epoca molto costosi ma pubblicizzati come dispositivi di alta qualità.
Ho utilizzato per molto tempo questi dispositivi, fino a quando un bel giorno un paziente è arrivato in studio con le viti di connessione impianto - moncone rotte, e con due frammenti rimasti all'interno degli impianti. Ho chiamato l'azienda e con mio grande stupore ho scoperto che questo fenomeno non era isolato e infatti l'azienda stessa disponeva di un sistema per rimuovere i frammenti. Questo fatto non mi ha certo tranquillizzato ma al contrario mi ha molto spaventato perchè da quel momento, visto che il fenomeno era imprevedibile, ogni impianto era diventato per me come una bomba ad orologeria.
Da quel momento per un lungo periodo non ho fatto impianti ed ho iniziato a capire se poteva esserci una alternativa alla vite passante. All'epoca in alternativa alla vite erano nati gli impianti bicon a coppia conica, ma anche loro avevano i loro limiti ed i loro punti critici. La conferma è stata che non hanno soppiantato i sistemi avvitati.
La mia ricerca è partita quindi dalla necessità di trovare un' alternativa ai due sistemi per migliorare l'uso degli impianti e renderli semplici, sicuri e stabili.
Il sistema da me inizialmente ideato è stato impostato su una tipologia di connessione ad incastro guidata, in modo da venire incontro a tutte le esigenze protesiche e, allo stesso tempo, avere dei riferimenti certi durante la fasi di trasferimento ed assemblaggio sia in studio che in laboratorio.
Tutti gli impianti bifasici erano impianti sommersi e con una camera implantare filettata per accogliere la vite passante. Pertanto la mia prima idea si concentrò sul mantenere queste caratteristiche di base per sviluppare al suo interno una connessione ad incastro. Ho fatto tutta una serie di disegni, di brevetti e di prototipi per simulare una connessione ad incastro con l'impianto cavo.
Un bel giorno osservando un prototipo mi sono reso conto che la stessa connessione ad incastro poteva funzionare anche con il sistema rovesciato.
A quel punto ho iniziato ad apprezzare i vantaggi della connessione con incastro esterno e ho modificato il mio disegno iniziale focalizzando tutto su una connessione ad incastro esterno. Il problema al momento era come realizzare un fine corsa associato ad una guida pilotata di incastro asimmetrica.
Fortunatamente ho conosciuto un' azienda che è stata in grado di realizzare questo particolare molto importante e necessario e quindi un pò prima del 2020, con la collaborazione di un valido e disponibile amico ingegnere, ho iniziato a progettare e disegnare il nuovo sistema di connessione. Questa progettazione ha richiesto diverse fasi di sviluppo anche perchè si doveva rispettare la tecnica produttiva e quindi per un lungo periodo c'è stato un continuo confronto, fra me ingegnere e produttore, per definire nei dettagli ogni cosa e funzionalizzare tutto il sistema allo scopo per cui era nato. Gli anni del covid hanno creato una battuta di arresto, ma subito dopo, con il progetto ormai strutturato e con i prototipi già realizzati, ho iniziato a cercare un' azienda del settore in grado di apprezzare questa novità particolare.
Strano a dirsi, ma vero, nella realtà ho trovato un riscontro di interesse proprio nella prima torneria che avevo conosciuto all'epoca e che alla vista del sistema si sono proposti di adottare questa connessione nella loro linea.
Antonio Gallicchio